Dina Azzolini è la nuova guru dello styling sostenibile

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lastampa.it 8.10.2020

“E’ l’ora della potatura” dice la parrucchiera che ha pettinato Anna Piaggi, Benedetta Barzini e Mina. Il suo metodo si basa sul concetto “non inquino/non danneggio”

ROSELINA SALEMI

PUBBLICATO IL 06 Ottobre 2020

A ottant’anni suonati si concede il lusso di andare controcorrente. Nell’era delle teste multicolor, delle tinte che cambiano con l’umore, delle extension, delle mode, Dina Azzolini, per tutti La Dina, parrucchiera “protetta” dal Fai che la ospita, rischia di essere la “nuova” guru dello styling sostenibile. Per la verità lei ha cominciato negli Anni 80, ma ora i tempi sono maturi, forse. Ieri a Milano, a Villa Necchi Campiglio, ha presentato La Potatura di salute dei capelli, corsi di taglio per parrucchieri in cerca di ecologia della bellezza. “La potatura”, spiega, “avviene seguendo i movimenti lunari: è una prestazione magica, nessun prodotto può dare un risultato simile. I capelli crescono di più in volume, lucentezza e attirano le carezze“. Provare subito! Il Metodo Dina si basa sul concetto “non inquino/non danneggio”. Che è anche conveniente. Seguendo il suo sistema si va dal parrucchiere cinque volte l’anno… Certo, può permetterselo, con suo il curriculum di artigiana sulla breccia da mezzo secolo. Ha avuto un lungo momento di gloria. Ha pettinato Gian Maria Volonté, Anna Piaggi, Consuelo Crespi, Benedetta Barzini, Rosita Missoni e Mina, arrivata nel ’67. Per lei aveva pensato un taglio libero e mosso.

Le chiese: “Sei soddisfatta?” Risposta: “Insomma…”. Ma non l’ha lasciata per otto anni. A volte, scanzonata, rispondeva al telefono e prendeva gli appuntamenti nello stupore generale. Per Milleluci (era la stagione delle cotonature), La Dina le tagliò i capelli corti a riccioloni, imitata da milioni di ragazze.


Anni beati, tra set fotografici di Helmut Newton, Ugo Mulas, Gian Paolo Barbieri, caroselli e sfilate, in Tv e in giro per il mondo a creare l’immagine delle dive del tempo. Nel suo Drugstore, antenato dei concept store, c’erano le camicie di Emi Vincenzini e i gioielli di Paloma Picasso. Potevi incontrare Charlotte Rampling, un timidissimo Gianni Versace, Romeo Gigli e Manolo Blahnik. Per tutti era La Dina anzi Dinamite, anche se ora, ironicamente, preferisce definirsi La Dina mite. Aveva il coraggio della ragazza emiliana di paese, fuggita da un padre che non l’accettava (era gay), e capace di costruire la sua fortuna.

Poi ha scoperto che la vera bellezza sta tutta nella ricerca del naturale, nel rifiuto dei diktat. Dichiara un rispetto quasi religioso del capello come organo vivo, che “deve essere libero di muoversi, non intrappolato da una colla che lo imprigiona” e ci ha scritto un libro. Addio lacca! La sua missione? Rieducare la gente ad amare i capelli. Cioè a non cambiare taglio e colore a tutte le stagioni, come il guardaroba, convinta che, seguendo la moda, si perda personalità. Ci si fa del male, anche. Fra trattamenti e prodotti (troppi), i capelli si rovinano e si crea inquinamento. Per effetto della sua crociata, tremila donne sono tornate al loro colore naturale. Superato lo shock della ricrescita, dopo la “potatura” si piacciono di più.

Stregate dalla luna.